Collirio al CBD: una nuova frontiera per il dolore oculare

collirio al CBD
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Highlights:

  • I Cannabinoidi si legano ai recettori cannabinoidi CB1 e CB2 che sono coinvolti nel diminuire il dolore neuropatico e l’iperalgesia e sono presenti nell’occhio
  • È stato accertato che l’attivazione del sistema endocannabinoide riduce la sensazione di dolore a livello centrale e periferico
  • I cannabinoidi hanno un profilo altamente lipofilo, che rende difficile la loro dissoluzione in acqua.
  • Questo problema è particolarmente importante per quanto riguarda il collirio al CBD, che deve penetrare nello strato acquoso e della lacrima sopra la cornea per arrivare all’occhio

Contenuti dell’articolo:

1) CNP: Dolore neuropatico corneale

2) CBD (Cannabidiolo) per CNP

3) Ricerche scientifiche

4) Collirio al CBD

5) Supportaci & referenze scientifiche


 

La percezione del dolore è un meccanismo critico di auto difesa del nostro corpo. È ciò che ci induce ad allontanarci da stimoli avversi – pensa ad una mano sopra una fiamma. Il dolore oculare, una fonte di disagio acuto, può essere un segnale per prevenire un danneggiamento dell’occhio (dall’esposizione ad agenti chimici nocivi, o ad un danno meccanico, per esempio).

Tuttavia in condizioni aberranti  la segnalazione del dolore (nocicezione) può diventare disfunzionale.

Gli impulsi del dolore prolungati causano al sistema nervoso un blocco in una modalità iper-sensibilizzata. Questo è chiamato dolore neuropatico, una condizione cronica e debilitante che colpisce l’8% dell’intera popolazione nei Paesi occidentali. (1)

CNP: Dolore neuropatico corneale

La cornea, il rivestimento trasparente sopra l’iride, ha un’altissima concentrazione di terminazioni nervose sensoriali del corpo, che lo rendono estremamente sensibile al tatto, alla temperatura e alle sostanze chimiche. Il contatto con la cornea innesca un riflesso involontario che chiude la palpebra. La lesione alla cornea è spesso associata a iperalgesia e dolore neuropatico corneale (o Corneal Neuropathic Pain, CNP). Iperalgesia significa una maggiore sensibilità al dolore, di solito a causa di terminali nervosi e recettori del dolore danneggiati.collirio al CBD

Tipicamente per questa condizione e per il dolore legato alle lesioni del midollo spinale vengono prescritti oppioidi e farmaci anti-infiammatori non steroidei. Data la scarsa efficacia e gli effetti collaterali negativi di questi prodotti farmaceutici, la scienza sta studiando diverse opzioni per la gestione del dolore neuropatico, incluse le terapie con cannabinoidi. (2)

Vi suggeriamo di leggere “Chronic pain & cannabinoids: what your drugstore is hiding you” per capire meglio il ruolo dell’infiammazione, del dolore neuropatico e dei cannabinoidi.

I Cannabinoidi, sia “fito” (delle piante) che sintetici, si legano ai recettori cannabinoidi – CB1 e CB2 – che sono ampiamente localizzati nella pelle e nelle regioni cerebrali coinvolte nella trasmissione e nella modulazione del dolore (come i gangli nelle radici dorsali del midollo spinale, il talamo, la zona grigio periacqueduttale, l’amigdala, e il midollo rostrale ventromediale).

Fisiologicamente i cannabinoidi endogeni attivano questi recettori, che collettivamente producono analgesia riducendo l’infiammazione e stimolando il rilascio di endorfine, ligandi dei recettori mu-opioidi. (3, 4)

CBD (Cannabidiolo) per CNP

È stato accertato che l’attivazione del sistema endocannabinoide riduce la sensazione di dolore a livello centrale e periferico. (5) Se vuoi saperne di più su questo argomento, salva questo articolo per più tardi: “Endocannabinoids are the body’s analgesic”.

Entrambi i recettori CB1 e CB2 sono coinvolti nel diminuire il dolore neuropatico e l’iperalgesia. Dato che le cellule corneali esprimono recettori CB1 e CB2, gli scienziati della Dalhousie University di Halifax (Canada) hanno indagato se, stimolando questi recettori, si possa anche alleviare il dolore corneale. (6)

Gli esperimenti Dalhousie sono stati condotti su animali, riproducendo dolore neuropatico corneale mediante cauterizzazione (bruciatura) e applicazione di peperoncino (capsicina) sulla superficie del bulbo oculare. I ricercatori hanno dimostrato che tutti gli animali che hanno ricevuto CBD tramite applicazione topica hanno ridotto significativamente il loro dolore, misurando il diminuito sbattimento delle palpebre. La probabilità che questo sia stato un risultato casuale è stata considerata inferiore a 0,0001, che è quanto di più vicino la scienza possa avvicinarsi alla certezza assoluta.

I ricercatori canadesi hanno anche testato due derivati ​​sintetici CBD (“CBD-DMH” e “HU308”) nello stesso modo e hanno trovato che erano abbastanza efficaci per alleviare il dolore, ma non tanto quanto il cannabidiolo. Il CBD è il ligando (attivatore del recettore) che ha prodotto i maggiori effetti di attenuazione del dolore in questo studio sugli animali. (6)

Topi geneticamente modificati

collirio al CBDGli scienziati della Nuova Scozia hanno proseguito gli studi con lo stesso modello sperimentale a base di peperoncino spruzzato negli occhi dei topi. Ma il secondo ciclo di test utilizzava topi che erano stati geneticamente modificati in modo che non disponessero di recettori CB2. Cannabidiolo e derivati ​​sintetici di CBD sono stati somministrati ai topi geneticamente modificati senza recettori CB2 per vedere la risposta al dolore corneale indotto. (6)

I risultati sono stati diversi dal primo test in due modi chiave:

  1. il CBD ha avuto un effetto analgesico sugli occhi degli animali a cui era stato “cancellato” il recettore CB2, ma l’effetto antidolorifico del CBD non era così pronunciato come era nel primo gruppo di topi;
  2. i derivati ​​sintetici del CBD non hanno suscitato alcuna risposta antidolorifica nei topi geneticamente modificati.

Sulla base di questi risultati, gli scienziati hanno concluso che CBD e, in misura minore, i suoi derivati ​​sintetici possono ridurre il dolore alla cornea attivando i recettori CB2. Hanno anche determinato che gli effetti analgesici del CBD sono mediati solo in parte dai recettori CB2 e che altri recettori (o altri percorsi/vie indipendenti dal recettore) debbano essere coinvolti nel mediare le notevoli proprietà di dolore del CBD.

Cannabinoidi nell’occhio: collirio al CBD

L’utilizzo di estratti di cannabinoidi naturali o sintetici per via topica è complesso a causa del loro profilo altamente lipofilo, che rende difficile la dissoluzione delle formulazioni di olio di cannabis in acqua. L’olio e l’acqua, semplicemente, non si mescolano bene. Questo problema è particolarmente importante per quanto riguarda i colliri di cannabinoidi, che devono penetrare nello strato acquoso e della lacrima sopra la cornea per arrivare all’occhio.

Dalla metà degli anni ’70, la cannabis ricca di THC fumata si è dimostrata vantaggiosa per abbassare la pressione intraoculare e alleviare i sintomi del glaucoma. Ma lo sviluppo di colliri a base di cannabinoidi si è arrestato a causa del fattore lipidico.

Sono stati proposti diversi approcci per superare questa sfida. Inizialmente questi utilizzavano olio minerale leggero come veicolo. Basse concentrazioni di THC (0,1%) sono state sciolte in olio minerale leggero e applicate direttamente negli occhi di soggetti umani con alta pressione sanguigna. Ciò ha causato una diminuzione della pressione sanguigna sistolica con conseguente abbassamento dell pressione intraoculare. Ma in ultima analisi l’olio minerale infuso con THC diluito si è rivelato un irritante per l’occhio umano, il che impediva il suo utilizzo come rimedio anti-infiammatorio. (7, 8)

Più recentemente, è stato dimostrato che diverse microemulsioni e ciclodestrine (molecole di zucchero ciclico) possono migliorare la penetrazione corneale dei cannabinoidi endogeni. Queste formulazioni sono state testate per la loro capacità di abbassare la pressione intraoculare – con buoni risultati . (9) Forse una soluzione simile potrebbe essere utilizzata per fornire CBD e altri cannabinoidi vegetali come un trattamento per il dolore neuropatico corneale.

Data l’efficacia del cannabidiolo nella ricerca preclinica e la sua appurata sicurezza, i ricercatori dovrebbero indagare ulteriormente riguardo le soluzioni con collirio al CBD. Inoltre, questo sforzo dovrebbe essere esteso a includere interi estratti vegetali con THC, così come CBD. Speriamo che i colliri alla cannabis saranno presto disponibili per coloro che desiderano usufruire dei benefici di una nuova forma di marijuana medica.

 

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Referenze:

1) Mao, J., Price, D.D., Lu, J., Keniston, L., Mayer, D.J. (2000) Two distinctive antinociceptive systems in rats with pathological pain. Neurosci. Lett., 280, 13-16.

2)Selph, S Carson, S Fu, R et al. (2011). Drug Class Review Neuropathic Pain. Available:http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmedhealth/PMH0016164/pdf/TOC.pdf. Last accessed 4/3/13.

3)Tsou K, Brown S, Sanudo-Pena MC, Mackie K, Walker JM. Immunohistochemical distribution of cannabinoid CB1 receptors in the rat central nervous system. Neuroscience (1998), 83:393-411

4)Ibrahim MM, Porreca F, Lai J, Albrecht PJ, Rice FL, Khodorova A, Davar G, Makriyannis A, Vanderah TW, Mata HP, Malan TP Jr. CB2 cannabinoid receptor activation produces antinociception by stimulating peripheral release of endogenous opioids. Proc Natl Acad Sci USA (2005), 102:3093-3098

5) Pertwee RG: Cannabinoid receptors and pain. Prog Neurobiol (2001), 63:569-611

6) Toguri, J.T. Thapa, D. Laprairie, R. et al. (2016). Efficacy of cannabidiol and cannabidiol derivatives in the treatment of ocular pain. International Cannabinoid Research Society 26th annual symposium. 26 (1), 24.

7) Green K, Roth M. Ocular effects of topical administration of delta 9-tetrahydrocannabinol in man. Arch Ophthalmol. (1982) Feb; 100(2):265-7.

8) Jay WM, Green K. Multiple-drop study of topically applied 1% delta 9-tetrahydrocannabinol in human eyes. Arch Ophthalmol. (1983) Apr; 101(4):591-3.

9) Jarho P, Urtti A, Pate DW, et al. Increase in aqueous solubility, stability and in vivo corneal permeability of anandamide by hydroxypropyl-β-cyclodextrin. Int J Pharm (1996);137:209–17.

Viola Brugnatelli

Viola Brugnatelli is a Neuroscientist specialised in Cannabinoid circuitry & GPCRs signalling. Her academy and research training let her gain extensive experience on medical cannabis and terpenes both from preclinical as well as clinical perspective.
In her vision, collective human knowledge behold the power for overall improvement of life, thus, it should be accessible and shareable.
Viola is Founder of the science online magazine Nature Going Smart, and works as a consultant for companies & individual patients, as a speaker at seminars and workshops and as a lecturer in a CME course on Medical Cannabis in Italy, at the University of Padua.

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