Sindrome da affaticamento cronico: connessioni di corpo e mente

sindrome da affaticamento cronico
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Highlights:

  • Tra i sintomi della Sindrome da Affaticamento Cronico troviamo stanchezza, irrequietezza del sonno, dolori articolari/muscolari, affaticamento, ansia, depressione, ipersensibilità ai suoni e alla luce, sintomi generici gastrointestinali e un sistema immunitario disfunzionale.
  • Lo stress cronico e le emozioni negative possono direttamente influenzare la corteccia motoria e sensoriale del cervello, esordendo in sintomi di affaticamento, dolore e paralisi.
  • Durante la Sindrome da Affaticamento Cronico ci sono prove che mostrano anomalie sia negli ormoni dello stress (cortisolo), sia nelle regioni coinvolte nel “central governor”.
  • La Sindrome da Affaticamento Cronico non causa un danno permanente e irreversibile al cervello

 

Contenuti dell’articolo:

1) Che cos’è la sindrome da affaticamento cronico?

2) Il sistema coinvolto nel burned out surrenalico

3) Quali sono le cause che conducono al Burnout o Sindrome da Affaticamento Cronico?

4) Come riparare il tuo cervello?

5) Supportaci & Referenze Scientifiche


Che cos’è la sindrome da affaticamento cronico?

Sentirsi stanchi tutto il giorno è un aspetto comune con i nostri moderni stili di vita. Ad ogni modo, quando la stanchezza si rivela troppo debilitante e perdura per più di 6 mesi, viene denominata “Sindrome da affaticamento cronico” o SAC.

Altri sintomi comuni del SAC includono irrequietezza del sonno, dolori articolari/muscolari, affaticamento, ansia, depressione, ipersensibilità ai suoni e alla luce, sintomi generici gastrointestinali e un sistema immunitario disfunzionale. [1]

Sebbene ci sia discordanza tra scienziati e medici secondo quali siano le cause della Sindrome da Affaticamento Cronico, ricerche hanno evidenziato un coinvolgimento dell’Asse Ipotalamo-Ipofisiario, il nostro sistema fisiologico di gestione dello stress. [2]

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(Per una descrizione più approfondita dell’Asse Ipotalamo-ipofisario e sul suo funzionamento nel circuito mente corpo, guarda questo video!contenuto in inglese)

Fisiologicamente il cervello stimola il rilascio di livelli basali di ormoni dello stress (come il cortisolo) a concentrazioni che variano seguendo il ciclo circadiano sotto l’influenza del nostro “orologio biologico”. Questi ormoni aumentano durante periodi di stress psicofisico.
Nella Sindrome da Affaticamento Cronico questa risposta di adattamento allo stress del nostro corpo diminuisce risultando in affaticamento e intolleranza allo stress.

“Le ricerche mostrano anche che la maggior parte dei pazienti affetti da sindrome d’affaticamento cronico (SAC) riferiscono un periodo di stress cronico fisico o psicologico nell’anno precedente allo sviluppo della SAC” [3]

Il sistema coinvolto nel burned out surrenalico

Le ricerche hanno mostrato come nei periodi di stress, il cervello rilasci inizialmente alte dosi di ormoni dello stress come il cortisolo, ma se il periodo di stress è prolungato ciò potrebbe condurre a un basso livello di produzione di ormoni dello stress.

Hans Selye per primo dimostrò questo comportamento del cervello, durante gli anni ’50. Selye scoprì che “Quando sottoposte a qualsiasi tipo di stress (che sia di natura fisica, psicologica o virale), le ghiandole surrenali inizialmente incrementano in dimensione per facilitare una maggior produzione di cortisolo. Diversamente, prolungati periodi di stress causano infine una diminuzione di volume delle ghiandole surrenali, con il risultato di non riuscire a gestire ed adattarsi allo stress, e ciò può condurre il soggetto ad estremo affaticamento e, in casi estremi persino alla morte”. [4]

Image courtesy of Istvan Berczi DVM, PhD

Ricerche successive in animali ed esseri umani hanno confermato questo esaurimento delle surrenali, o burnout, dovuto a stress cronico.

Ad ogni modo, contrariamente alla teoria dell’ “affaticamento surrenale”, è stato suggerito da altre ricerche che il problema non risiede propriamente nelle ghiandole surrenali. Piuttosto, è centralmente mediato dall’ipotalamo nel cervello, che deliberatamente riduce i livelli di ormoni dello stress, apparentemente in quello che sembra un meccanismo di protezione per difendere il corpo dagli effetti dello stress cronico prolungato.

“Che lo stress cronico conduca o no ad un esaurimento dipende dalla natura della minaccia, dal tempo della sua manifestazione, e dalla risposta soggettiva della persona verso la situazione. Il rilascio di cortisolo tende ad essere inizialmente elevato, e poi tende a ridursi con il passare del tempo” [5]

Quali sono le cause che conducono al Burnout o Sindrome da Affaticamento Cronico?

Sebbene il principale interruttore per il rilascio di ormoni dello stress risieda nell’ipotalamo, esistono numerose sollecitazioni da diverse parti del cervello che agiscono nell’incrementare il rilascio di ormoni

dello stress, mentre alcune di queste tendono a decrementarne il rilascio.

Tutte le tipologie di stress – di natura virale, fisica o emozionale – hanno un effetto simile sul nostro corpo. [6] Lo stress emotivo ha un effetto addizionale: attiva specifici circuiti nel cervello che sopprimono gli ormoni dello stress in risposta a emozioni negative. Ciò è stato dimostrato in esperimenti su topi, e presumibilmente lo stesso circuito è presente negli umani. [7]

Il Cervello Emozionale

Esattamente come agisce sui livelli ormonali, si ritiene che lo stress cronico e le emozioni negative possano direttamente influenzare la corteccia motoria e sensoriale del cervello, esordendo in sintomi di affaticamento, dolore e paralisi.
Studi effettuati tramite neuroimaging funzionale hanno dimostrato che le parti del cervello coinvolte nell’astenia, sono le stesse coinvolte nel processare le emozioni & registrare il dolore, provare empatia verso il dolore di altre persone, e la consapevolezza del proprio corpo. [8]

Queste aree del cervello hanno mostrato un’anormale attivazione durante la Sindrome da Stress Cronico, e sono state denominate “central governor” (governo centrale ndt).

Central Governor

Tim Noakes, ricercatore di scienze motorie, ha speso oltre 30 anni investigando il fenomeno dell’ “affaticamento centrale”, che è il fattore limitante nelle performance degli atleti:

“Contrariamente all’opinione comune, il limite alle performance sportive non è direttamente proporzionale alla disponibilità di energia, o all’affaticamento muscolare. Al contrario, il cervello deliberatamente limita le performance generando la sensazione di affaticamento in modo da proteggere il corpo dalle ferite o dalla possibile morte”

Noakes chiama questa regione del cervello “central governor”, sebbene abbia ripreso un’idea già introdotta nel 1924 da Archibald Hill. Il sistema del “central governor” monitora diversi input fisici e psicologici – come la frequenza di accumulazione del calore, il posizionamento durante la gara, la motivazione, le emozioni, l’ idratazione e le riserve di energia – quando c’è da decidere
di mettere un freno alla prestazione sportiva.

Supponendo che l’atleta sia al massimo della sua forma fisica, i fattori psicologici sono i più
importanti per migliorare la performance
, con il risultato che il “central governor” possa permettere una piccola quantità di velocità o resistenza in più. L’aspetto negativo è che questo può talvolta portare a ferirsi o, in casi estremi, può addirittura condurre alla morte (che è ciò che il central governor cerca di evitare in primo luogo).
Essenzialmente, tutti gli atleti sono sottoposti ad estremo affaticamento psicosomatico durante una gara. [9]

Analisi costi – benefici

Studi effettuati su topi hanno dimostrato come alcuni circuiti nel cervello conducano una sorta di analisi inconscia del rapporto costi-benefici quando sono posti dinanzi alla decisione di procedere o meno con un determinato comportamento. Il cervello analizza i potenziali rischi e le prevedibili ricompense associate a quel dato compito.

Se il compito è energeticamente troppo costoso, la sensazione di affaticamento viene generata, prevenendo quel comportamento. [10]

C’è una sovrapposizione nelle regioni cerebrali coinvolte in questa inconscia analisi “costo/beneficio” e il “central governor”. Queste aree del cervello sono parte del sistema dopaminergico, e sono coinvolte nel processo delle emozioni, affaticamento e dolore, e nell’attivazione della corteccia motoria per produrre movimento.

“Mentre agli esseri umani piace pensare che il cervello sia una macchina che opera indipendentemente dalle emozioni, la realtà è che i fattori emozionali sono presi in considerazione dal cervello quando questo deve valutare quanta energia fisica e mentale deve essere in grado di produrre”

Come riparare il tuo cervello?

Durante la Sindrome da Affaticamento Cronico ci sono prove che mostrano anomalie sia negli ormoni dello stress, sia nelle regioni coinvolte nel “central governor”. Quale esattamente delle due sia la causa centrale non è ancora chiaro, ma il problema è localizzato nel cervello, e molto probabilmente è un meccanismo di protezione che si è evoluto per proteggere il corpo dagli effetti negativi dello stress cronico prolungato.

Questo, tuttavia, non significa che la Sindrome da Affaticamento Cronico causi un danno permanente e irreversibile al cervello. Molte persone sono guarite e vivono vite normali.

Sappiamo che il cervello ha una capacità incredibile nel processo di cura e ricerche su pazienti affetti da Sindrome da Affaticamento Cronico o Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD) dimostrano che le anomalie che erano presenti nei loro cervelli regrediscono e scompaiono al termine di un trattamento riuscito.

I primi passi per la guarigione

1) Rimuovere le sorgenti di stress
Solitamente lo stress cronico è causato da un ambiente di lavoro e relazioni insoddisfacenti. Altri fattori scatenanti possono essere infezioni virali come la mononucleosi e la febbre Q; Lo stress organico causato dalle infezioni virali ha effetti sul nostro sull’Asse Ipotalamo-ipofisi-surrene simili a quelli dovuti a stress di tipo psicologico

2) Confrontarsi con le emozioni negative, specialmente i sentimenti di vergogna, rimorso, rabbia e risentimento, che a volte possono essere suscitati dalla patologia stessa.

3) Incrementare le attività positive, motivanti e divertenti, specialmente attività orientate verso uno specifico scopo. Queste sostituiranno le emozioni negative e alla fine “spingeranno” il cervello fuori dallo stato negativo di burnout.

4) Ricerca quali terapie o trattamenti alternativi possano aiutarti.
Il tuo dottore potrebbe raccomandarti pillole per il sonno e antidolorifici, ma non dimenticare che trattamenti alternativi con un impatto minore sul tuo fegato e sui tuoi reni rispetto alla medicina allopatica, possono aiutarti enormemente a sentirti energetico, meno lunatico e possono ridurre i dolori.
A questo proposito, ti consigliamo di salvare per dopo questo articolo su on olio essenziale che potrebbe enormemente beneficiarti se soffri di dolori cronici: “Cariofillene: le proprietà anti-infiammatorie di un cannabinoide alimentare” o da ansia sociale e depressione: “E se gli psichiatri prescrivessero gite nei boschi anzichè antidepressivi?”

5) Implementa la tua terapia quotidianamente. Correggi la tua dieta: ci sono molti cibi che possono direttamente supportare il tuo organismo, usa la  psicoterapia, tecniche di meditazione, cannabis terapeutica e tante altre attività che possano risvegliarti e nutrirti. Non darti mai per vinto, ascolta il tuo corpo e intrattieniti in attività che possano darti un senso di scopo e significato nella tua vita.

L’autore di questo articolo è David J., che in prima persona ha superato la Sindrome da Affaticamento Cronico e vuole aiutare altre persone a fare lo stesso. Per maggiori informazioni visita il sito www.mind-body-health.net

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Referenze:

[1] Afari, N., & Buchwald, D. (2003). Chronic fatigue syndrome: a review. American Journal of Psychiatry, 160(2), 221-236.

[2] Papadopoulos, A. S., & Cleare, A. J. (2012). Hypothalamic.pituitary.adrenal axis dysfunction in chronic fatigue syndrome. Nature Reviews Endocrinology, 8(1), 22-32.

[3] Salit, I. E. (1997). Precipitating factors for the chronic fatigue syndrome. Journal of psychiatric research, 31(1), 59-65.

[4] Selye, H. (1950). Stress and the general adaptation syndrome. British medical journal, 1(4667), 1383.

[5] Fries, E., Hesse, J., Hellhammer, J., & Hellhammer, D. H. (2005). A new view on hypocortisolism. Psychoneuroendocrinology, 30(10), 1010-1016.

[6] Silverman, M. N., Pearce, B. D., Biron, C. A., & Miller, A. H. (2005). Immune modulation of the hypothalamic-pituitary-adrenal (HPA) axis during viral infection. Viral immunology, 18(1), 41-78.

[7] Furay, A. R., Bruestle, A. E., & Herman, J. P. (2008). The role of the forebrain glucocorticoid receptor in acute and chronic stress. Endocrinology, 149(11), 5482-5490.

[8] De Lange, F. P., Kalkman, J. S., Bleijenberg, G., Hagoort, P., vd Werf, S. P., Van der Meer, J. W., & Toni, I. (2004). Neural correlates of the chronic fatigue syndrome—an fMRI study. Brain, 127(9), 1948-1957.

[9] Noakes, T. D. O. (2012). Fatigue is a brain-derived emotion that regulates the exercise behavior to ensure the protection of whole body homeostasis. Frontiers in physiology, 3, 82.0

[10] Boksem, M. A., & Tops, M. (2008). Mental fatigue: costs and benefits. Brain research reviews, 59(1), 125-139.

David J.

Viola Brugnatelli is a Neuroscientist specialised in Cannabinoid circuitry & GPCRs signalling. Her academy and research training let her gain extensive experience on medical cannabis and terpenes both from preclinical as well as clinical perspective.
In her vision, collective human knowledge behold the power for overall improvement of life, thus, it should be accessible and shareable.
Viola is Founder of the science online magazine Nature Going Smart, and works as a consultant for companies & individual patients, as a speaker at seminars and workshops and as a lecturer in a CME course on Medical Cannabis in Italy, at the University of Padua.

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